L’anziano

All’anziano si deve rispetto perché ha combattuto molte battaglie, di cui alcune le ha vinte, e allora si merita l’ammirazione che si dà ai vincitori, e altre le ha perse, e allora si merita l’omaggio ai vinti. Inoltre l’anziano è vittima dell’età e gli spetta la compassione che dobbiamo alle vittime. Infine ci passeremo anche noi, nell’anzianità, e quindi occorre la saggezza di chi sa che non si è ancora cimentato in questa faccenda, e allora deve essere umile, e non dare affatto per scontato che lui saprebbe fare meglio, anche quando guardando l’anziano nota una diminuzione della vita e gli pare un po’ un dipinto di Francis Bacon.

Le mini-emergenze

I mezzi di comunicazione moderni ti portano i piccoli problemi che una volta la gente non ti trasmetteva perché era troppo faticoso farlo. Occorreva visitarti di persona, o scriverti una lettera, o telefonarti, e allora amici e colleghi ti disturbavano solo per i problemi seri, e con questo intendo quelli che erano abbastanza seri per loro da giustificare lo sforzo.

Oggi, che abbiamo le nuove tecnologie, i messaggini e le mail ti trasmettono richieste continue di soccorso, accompagnate da faccine sorridenti, con cui in qualche modo il mittente riconosce che il problema è minuscolo, e si permette di portartelo solo perché gli è facile farlo.

Così ogni giorno ti arriva una catena di mini-emergenze da cui è difficile difenderti, perché come fai a rifiutare un piccolo aiuto agli amici e ai colleghi? Se hai abbastanza amici e colleghi, la catena è tanto lunga che spendi tutto il giorno a risolverla, e arrivi a sera senza avere fatto nulla di importante. L’indomani ripeti.

Qualitativo

Sono in riunione e A dice “credo si possa fare qualcosa di qualitativo”. Io capisco che con “qualitativo” intende che si può fare qualcosa di alta qualità. Ma B risponde “certo, anche se devo dire che nella mia esperienza è importante una buona base di numeri”, perché deve avere inteso l’aggettivo nel senso che è comune in ricerca, dove si dice che un metodo è qualitativo quando sfrutta le informazioni verbali, le immagini, i filmati, la partecipazione diretta o qualunque altro dato che non sia una quantità.

Per un attimo penso di intervenire e sciogliere l’equivoco. Poi mi sovviene che non è bello correggere gli altri, e ancor meno procurare brutte figure alla gente nelle riunioni, e che B è di solito assai più sveglia di me, e quindi c’è una probabilità non nulla che a sbagliarmi sia io, e mentre penso tutto ciò A e B continuano a usare “qualitativo” a modo loro, e la discussione a quanto pare non subisce alcun danno, si crea anzi un clima amichevole, ed è da tempo che non partecipavo a una riunione così costruttiva, e si arriva persino a parlare dei soldi e A è tranquillo e dice che pagherà.

Ne concludo che nelle riunioni è meglio non essere troppo precisi.

E che a volte nella vita si può dare un grande contributo stando zitti.

Gomme da masticare

Siamo a pranzo con un dirigente di un’azienda che produce gomme da masticare. Questo dirigente ci dice che disgraziatamente le gomme da masticare sono in declino, la gente non le acquista più come faceva un tempo, e le cause sono molte, e uno dei nemici peggiori delle gomme da masticare è il telefonino, perché una volta i clienti in coda alle casse del supermercato si guardavano in giro per passare il tempo e a un certo punto notavano le gomme da masticare nell’avancassa. Da qui nasceva l’acquisto di impulso. Oggi invece i clienti in coda sono impegnati con il telefonino, e non si guardano attorno, e non si accorgono del ben di dio che c’è nell’avancassa, e così lasciano il supermercato senza gomme da masticare.

Un peccato non ideologico

Oggi ho letto i commenti della stampa sul papa che ha dato ai sacerdoti il potere di assolvere le donne dal peccato dell’aborto. Non ho trovato in nessuno di questi commenti quella che secondo me è la novità, e cioè che il papa ha deciso che l’aborto non è un peccato “ideologico”. I papi precedenti dipingevano la donna che abortiva come volesse schierarsi contro la vita in generale, e in favore dell’ateismo e del relativismo, mentre di solito una donna abortisce perché si trova ad affrontare certe realtà difficili in cui è andata a infilarsi, o che le sono successe per colpa di qualcun altro. L’ultimo pensiero che ha in testa è di prendere una posizione ideologica.

Il papa deve averlo capito e ha detto ai sacerdoti di trattare l’aborto come gli altri peccati, e di assolverlo in presenza dei criteri generali della riconciliazione. Prima, se una donna chiedeva l’assoluzione per l’aborto, i sacerdoti dovevano portare la pratica al vescovo, una procedura speciale che non era richiesta se, poniamo, la donna invece aveva ammazzato una persona adulta.

Preferisco molto questo papa ai papi precedenti che prendevano i gruppi di persone e dicevano loro, “voi siete le forze del male e lotterò contro di voi”. Questi papi fomentavano l’odio e le divisioni. Un papa che non fa ideologia invece si rende utile, perché se non siamo ideologici è più probabile che stringiamo accordi e riusciamo a vivere tutti insieme in un modo decente.

Gli ippopotami

“Il nostro primo progetto fu quando noi italiani decidemmo di insegnare agli zambiani come produrre il cibo. Così arrivammo con i nostri semi italiani nello Zambia meridionale, in questa valle che scendeva lungo il fiume Zambesi, assolutamente magnifica, e insegnammo ai locali come far crescere le zucchine e i pomodori italiani, e naturalmente i locali non mostravano alcun interesse. E noi eravamo meravigliati che in una valle così fertile i locali non avessero nessun tipo di agricoltura. Ma invece di chiedere loro come mai non facessero crescere nulla, dicevamo tranquillamente “Grazie al cielo siamo qui. Appena in tempo per salvare il popolo zambiano dalla carestia”. E, naturalmente, tutto in Africa cresceva in modo bellissimo. E non potevamo crederci, e dicevamo agli zambiani, “Guardate com’è facile l’agricoltura”. Quando i pomodori furono belli, e maturi, e rossi, una notte circa duecento ippopotami salirono dal fiume e mangiarono tutto. E dicemmo agli zambiani, “O mio Dio! Gli ippopotami!” E gli zambiani dissero “Sì, è per questo che qui non abbiamo agricoltura”.

Racconto di Ernesto Sirolli, tradotto dal libro TED Talks. The Official Guide to Public Speaking, di Chris Anderson, che lo prende da un TED dal titolo Volete aiutare qualcuno? State zitti ed ascoltate, che può essere utile a chi ha sempre la soluzione ai problemi degli altri.

Ascoltate

In tanti dicono che l’ascolto è bello, e intendono in genere l’Ascolto con la A maiuscola, quello che porta alla comunione delle anime.

Io raccomando invece l’ascolto con la a minuscola, che è quello in cui stai ad ascoltare una persona mentre parla. Questo “stai a”, che sembra un brutto italiano, coglie il punto centrale: devi stare fermo, stare zitto e limitarti a raccogliere le informazioni, come se fossi una spia della Stasi.

A volte credi di ascoltare e invece hai smesso dopo le prime parole che l’altro sta dicendo. Ti è già partita in testa una tua elaborazione che nel 100% dei casi è sbagliata perché ti ha impedito di seguire tutto il resto che quella persona aveva da dire. La mancanza di ascolto comporta il “non capire un cazzo”, e scusate la parolaccia. Per inciso le parolacce sono spesso la conseguenza di un mancato ascolto, perché la gente le usa quando vuole la tua attenzione. Se ascolti, con la a minuscola, e raccogli le informazioni, capisci assai meglio ciò che un altro ti dice e poi succede anche che ci vai più d’accordo. Giudichiamo in genere l’intelligenza di una persona da come parla, ma bisognerebbe invece giudicarla da come agisce, ed è difficile che agisca in modo intelligente se non ha ascoltato.

E se inizi ad ascoltare la gente ti verrà di adottare lo stesso atteggiamento verso le cose, perché puoi ascoltare una stanza, puoi ascoltare una pianta di ulivo, e ti accorgi che il mondo ti parla, ed è pieno di fatti più interessanti delle fantasie che tieni nella testa.