Gli ippopotami

“Il nostro primo progetto fu quando noi italiani decidemmo di insegnare agli zambiani come produrre il cibo. Così arrivammo con i nostri semi italiani nello Zambia meridionale, in questa valle che scendeva lungo il fiume Zambesi, assolutamente magnifica, e insegnammo ai locali come far crescere le zucchine e i pomodori italiani, e naturalmente i locali non mostravano alcun interesse. E noi eravamo meravigliati che in una valle così fertile i locali non avessero nessun tipo di agricoltura. Ma invece di chiedere loro come mai non facessero crescere nulla, dicevamo tranquillamente “Grazie al cielo siamo qui. Appena in tempo per salvare il popolo zambiano dalla carestia”. E, naturalmente, tutto in Africa cresceva in modo bellissimo. E non potevamo crederci, e dicevamo agli zambiani, “Guardate com’è facile l’agricoltura”. Quando i pomodori furono belli, e maturi, e rossi, una notte circa duecento ippopotami salirono dal fiume e mangiarono tutto. E dicemmo agli zambiani, “O mio Dio! Gli ippopotami!” E gli zambiani dissero “Sì, è per questo che qui non abbiamo agricoltura”.

Racconto di Ernesto Sirolli, tradotto dal libro TED Talks. The Official Guide to Public Speaking, di Chris Anderson, che lo prende da un TED dal titolo Volete aiutare qualcuno? State zitti ed ascoltate, che può essere utile a chi ha sempre la soluzione ai problemi degli altri.

Il geyser di Martini dry

“Le frasi di cui andavo più fiero, salvo due o tre eccezioni, oggi mi fanno arrossire e le cancellerei senza esitazioni. Non penso che si tratti di una evoluzione stilistica; è semplicemente un affinamento del senso del ridicolo, che evidentemente matura con più lentezza dei bulbi piliferi. Ad esempio: a un certo punto del libro paragono la gioia sorpresa di un personaggio a quella di un viandante che nel deserto avvista, all’orizzonte, un geyser di Martini dry. Già” (Su Rivista Studio, lo scrittore Vincenzo Latronico racconta la vergogna che prova a rileggere un romanzo pubblicato che ha scritto cinque anni fa. E, non per infierire, ma io gli chiederei già adesso cosa potrebbe pensare fra altri cinque anni della “lentezza dei bulbi piliferi”).

L’eleganza sotto pressione

“Un professore che stimavo molto diceva sempre che l’eleganza, in tutte le sue versioni, non è altro che un tentativo molto subdolo e vigliacco di non essere visti. Per di più fallace: quando penso alla tanto sbandierata “grace under pressure” di Hemingway, ad esempio, mi viene subito in mente quella volta che si è sparato da solo nelle gambe tentando di uccidere un marlin con una rivoltella, o quell’altra in cui si è fatto cadere in testa una plafoniera mentre tentava di accendere la luce in bagno da sbronzo.” (Su Vice, Niccolò Carradori scrive un articolo completamente sbagliato ma interessante su come reagire a un due di picche, ossia, dice lui, rinunciando a ogni parvenza di dignità).

Se non possiamo barricarci dentro, servitemi un dolce

“I clienti cominciano a chiederci se non possiamo chiudere la saracinesca e barricarci dentro. Non abbiamo una saracinesca. Ci chiedono se abbiamo una cantina e se possiamo andare tutti lì perché c’è una donna incinta. La cantina non è praticabile, qualcuno ci chiede il dolce. Hanno paura di essere mandati via, noi decidiamo di restare a oltranza, e li facciamo ovviamente rimanere” (Su Rivista Studio, lo chef italiano Tommaso Melilli racconta cosa è successo venerdì sera nel suo ristorante a due passi dal Bataclan).