La gente che non ti parla

Leggevo di un sociologo americano che, agli inizi della sua carriera, si fece assumere come operaio in una fabbrica per studiare in incognito i fenomeni del lavoro. In questa fabbrica si producevano manufatti complicati, che richiedevano una certa destrezza. Si era perciò sviluppata nella fabbrica una cultura maschilista per cui i veri uomini erano quelli abili in quel lavoro. Il sociologo narrò che, finché non raggiunse anche lui la destrezza degli altri, nessuno in fabbrica lo degnò di una conversazione, a parte i giovani, che erano ancora più isolati di lui. Questa storia mi ha colpito perché anche a me capita a volte che qualcuno eviti di parlarmi. Allora mi immagino che gli sto antipatico, o che ho scelto un argomento sbagliato, oppure che l’ho preso in un momento in cui ha altre preoccupazioni, mentre magari sta solo pensando che non sono al suo livello.