La gente che non ti parla

Leggevo di un sociologo americano che, agli inizi della sua carriera, si fece assumere come operaio in una fabbrica per studiare in incognito i fenomeni del lavoro. In questa fabbrica si producevano manufatti complicati, che richiedevano una certa destrezza. Si era perciò sviluppata nella fabbrica una cultura maschilista per cui i veri uomini erano quelli abili in quel lavoro. Il sociologo narrò che, finché non raggiunse anche lui la destrezza degli altri, nessuno in fabbrica lo degnò di una conversazione, a parte i giovani, che erano ancora più isolati di lui. Questa storia mi ha colpito perché anche a me capita a volte che qualcuno eviti di parlarmi. Allora mi immagino che gli sto antipatico, o che ho scelto un argomento sbagliato, oppure che l’ho preso in un momento in cui ha altre preoccupazioni, mentre magari sta solo pensando che non sono al suo livello.

Un problema alla volta

Uno dei consigli più stupidi che mi sento dire è quello di “affrontare un problema alla volta”. Purtroppo i problemi della vita, soprattutto quelli più importanti e difficili, sono tutti collegati fra loro. Questi collegamenti emergono proprio quando vorresti affrontare un problema limitato. Capita solo nei film hollywoodiani che, quando attacchi il cattivo, i suoi compari fanno da spettatori al vostro combattimento. La vita reale è più simile all’attaccare una folla. Tu vorresti cominciare picchiando un malcapitato ben preciso, ma appena lo fai gli altri membri della folla ti abbrancano e ne risulta una rissa generale. In genere soccombi. Così è con i problemi della vita: ne vuoi affrontare uno ma tutti gli altri ti saltano addosso.