Il pettegolezzo

Più avanzo negli anni e meno credo alla facciata che mi propone la gente, o per meglio dire mi è più facile riconoscerla come facciata, una presentazione scenica su cui è meglio che non mi faccia illusioni. Ci pensavo in particolare quando ho saputo che il giornalista americano Charlie Rose si comportava male con le donne. Di lui posso dirvi che guardavo sempre il suo programma su Bloomberg TV e lo trovavo il migliore intervistatore che avessi mai visto. Punto a, era sempre informatissimo sui temi che affrontava. Punto b, si serviva di questa informazione per un solo scopo, di fare domande intelligenti al suo ospite. Punto c, gli lasciava tutto il tempo per rispondere. Sapere e lasciare parlare gli altri. Quanti riescono a farlo, giornalisti o non? E inoltre Charlie Rose aveva un certo sguardo intenso, che ti faceva capire che ci teneva davvero ad ascoltare la risposta dell’ospite, e ti stimolava l’attenzione, se avevi un minimo di interesse per i temi. Devo dire, ora che so che Charlie Rose era uno sporcaccione mi viene facile immaginarmelo che dispiega questo sguardo intenso per altri fini. Non che avessi sospetti, non è che mentre lo vedevo su Bloomberg TV pensassi “ecco, magari Charlie Rose guarda le donne in questo modo e poi si apre la vestaglia”, tuttavia, dicevo, sono ormai abituato a pensare che ciò che la gente mi mostra è solo una facciata, la punta di un iceberg che magari sott’acqua non è bello da vedere. Inizio perciò a rivalutare un vizio che non mi è mai piaciuto, quello del pettegolezzo, in cui oggettivamente c’è malignità, perché il pettegolezzo mira sempre a scoprire i difetti del prossimo. Come diceva Bertrand Russell, nessuno spettegola mai sulle qualità segrete degli altri. Però, se amiamo la scienza e la filosofia perché cercano di guardare dietro i fenomeni della natura, e sono quindi profonde, bisogna ammettere che a sua volta il pettegolezzo guarda dietro le facciate delle persone, e quindi ha anch’esso una certa profondità.