I campi buoni e le belle piante

Eccomi in riunione con questi signori che vogliono firmare una convenzione con noi, e la riunione serve a capire cosa potremmo fare insieme, e questi signori hanno le idee un po’ confuse al riguardo, e il primo pensiero che mi viene è che stiamo procedendo in modo sbagliato, e quello giusto sarebbe che prima le parti scoprono qualcosa che vogliono fare insieme, e dopo semmai firmano una convenzione.

Il secondo pensiero che mi viene è che le scoperte bisogna imporsi di farle, perché l’ispirazione spesso sonnecchia, e bisogna pungerla, chiederle espressamente di svegliarsi, e se noi e questi signori abbiamo qualche obiettivo in comune, e vaghe idee di collaborazione, la convenzione ci obbliga a svilupparle, e così questa riunione ha un suo valore, perché genera discorsi, approfondisce il nostro rapporto, è un po’ come arare un campo, solo dopo averlo fatto i semi possono attecchire.

Il terzo pensiero che mi viene è che certi campi sono buoni ed altri sono aridi e sassosi, e che invece di arare, arare e arare questi ultimi per trarne qualcosa, perché a furia di arare una piantina striminzita l’ottieni sempre, forse bisognerebbe cercare i campi buoni e fare crescere le belle piante.

Un pensiero riguardo “I campi buoni e le belle piante

  1. Giusto, inutile insistere quando i presupposti non sono buoni…ci sono persone che accettano questo, e smettono di farsi illusioni, e altre, come me, che fanno fatica a smettere di arare…

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