Vorrei essere una Toyota Prius

Stavo su un taxi che era una Toyota Prius, e guardavo il cruscotto, che ti informava dei flussi di energia del veicolo per mezzo di un’animazione. C’era una specie di mappa dell’automobile, che indicava i motori e le parti più importanti, e quando il taxi partiva frecce pulsanti di energia fluivano dal motore elettrico alle ruote. Poi il taxi accelerava e il motore a scoppio entrava in azione, mandando un po’ di frecce energetiche alle ruote e altre frecce alle batterie. Non era mica la prima volta che salivo su una Toyota Prius, perché molti taxi a Milano e anche altrove sono di questo modello, così il tassista risparmia carburante, ma non mi ero mai accorto di questo cruscotto, e forse è conseguenza della decisione che ho preso, di usare meno il telefonino e di guardarmi più attorno. Così ho potuto ammirare il pulsare di frecce avanti e indietro nei vari momenti del viaggio. E il momento più bello era quando il taxi frenava, e si vedevano le ruote che caricavano la batteria con l’energia dell’attrito, e ho pensato che mi piacerebbe essere una Toyota Prius, così anche a me le frenate della vita caricherebbero le batterie.

I campi buoni e le belle piante

Eccomi in riunione con questi signori che vogliono firmare una convenzione con noi, e la riunione serve a capire cosa potremmo fare insieme, e questi signori hanno le idee un po’ confuse al riguardo, e il primo pensiero che mi viene è che stiamo procedendo in modo sbagliato, e quello giusto sarebbe che prima le parti scoprono qualcosa che vogliono fare insieme, e dopo semmai firmano una convenzione.

Il secondo pensiero che mi viene è che le scoperte bisogna imporsi di farle, perché l’ispirazione spesso sonnecchia, e bisogna pungerla, chiederle espressamente di svegliarsi, e se noi e questi signori abbiamo qualche obiettivo in comune, e vaghe idee di collaborazione, la convenzione ci obbliga a svilupparle, e così questa riunione ha un suo valore, perché genera discorsi, approfondisce il nostro rapporto, è un po’ come arare un campo, solo dopo averlo fatto i semi possono attecchire.

Il terzo pensiero che mi viene è che certi campi sono buoni ed altri sono aridi e sassosi, e che invece di arare, arare e arare questi ultimi per trarne qualcosa, perché a furia di arare una piantina striminzita l’ottieni sempre, forse bisognerebbe cercare i campi buoni e fare crescere le belle piante.

La calligrafia

Ho capito che scrivere a mano è un esempio di un fatto importante della vita, perché se ti metti a tirare dritte le linee, e a chiudere correttamente i cerchi, e a rispettare le distanze tra le lettere, e a tracciare gli elementi di congiunzione, e fai tutti gli altri sforzi simili di precisione, la tua scrittura diventa bella e si legge quasi come fosse un libro. Il fatto importante è che può sembrarti inutile, di tirare le linee dritte e compiere gli altri sforzi di precisione, perché in effetti non ce n’è un vero bisogno, uno riesce a leggerti anche se scrivi un po’ come viene, e però con le linee dritte e tutto il resto il risultato è diverso, e la vita in generale è così, che le cose belle nascono facendo ciò che non è strettamente necessario.

La gégène

Ho letto un’intervista allo scrittore Emmanuel Carrère, che dice che narrare le persone nei romanzi è come sottoporle a una tortura, perché provano dolore a vedersi messe per iscritto. Può capitare che lo scrittore narri se stesso, ma in questo caso ha il vantaggio che decide dove spingersi, e perciò controlla lui il dolore da procurarsi. Carrère racconta di un generale francese che praticava la tortura in Algeria, con le scosse elettriche, una tecnica che i francesi chiamano la gégène. Questo generale disse a Carrère, “mah, sa, non sono mica scosse fortissime”, perché aveva provato ad applicare le pinze a se stesso, per capire cosa vive il torturato, e complessivamente aveva trovato le scosse sopportabili. Ma è proprio qui che si capisce cos’è la tortura, dice Carrère. La tortura non è la scossa ma il fatto che sia un altro a infliggertela, ripetutamente, finché vuole, senza curarsi del dolore che soffri. Ritrovarsi nelle grinfie di uno scrittore è lo stesso tipo di esperienza. “Qualcosa di assolutamente orribile”, dice Carrère, e anche io lo so bene, perché insegno, e quindi succede che gli studenti scrivano di me nelle loro valutazioni dell’insegnamento. Io e miei colleghi possiamo confermarvi che leggerle è proprio una gégène.

Mi direte: sì, ma gli insegnanti danno i voti agli studenti, e anche i voti sono piccoli ritratti e procurano dolore. È vero, ma i voti sono come colpi secchi e quindi più che alla tortura sono da paragonare alla rapida esecuzione.

Fonti. L’intervista a Carrère, dove dice anche che ha scritto molto di sua madre, tuttora vivente.

L’anziano

All’anziano si deve rispetto perché ha combattuto molte battaglie, di cui alcune le ha vinte, e allora si merita l’ammirazione che si dà ai vincitori, e altre le ha perse, e allora si merita l’omaggio ai vinti. Inoltre l’anziano è vittima dell’età e gli spetta la compassione che dobbiamo alle vittime. Infine ci passeremo anche noi, nell’anzianità, e quindi occorre la saggezza di chi sa che non si è ancora cimentato in questa faccenda, e allora deve essere umile, e non dare affatto per scontato che lui saprebbe fare meglio, anche quando guardando l’anziano nota una diminuzione della vita e gli pare un po’ un dipinto di Francis Bacon.

Del buon senso e del mostrare una personalità

Nel 1838 il grande scienziato Charles Darwin, che aveva 28 anni, ed era agli inizi della carriera, si chiese se volesse sposarsi. Allora prese il diario ed elencò i benefici del matrimonio, fra questi “i figli, a Dio piacendo”, “la compagnia costante”, “il piacere della musica e delle chiacchiere femminili”, “qualcuno che si prende cura della casa”, “buono per la salute”, e quelli della vita da scapolo, fra cui “la libertà di muoversi”, “la conversazione con uomini intelligenti nei circoli”, “nessun obbligo di visitare parenti”, “più tempo”, “più soldi per i libri” e “se i figli sono troppi, obbligo di sfamarli”. Darwin scrisse che la conclusione giusta era sposarsi. Passò poi a esaminare se occorreva sposarsi presto o tardi e, per farla breve, in capo a sei mesi il grande scienziato si sposò con sua cugina, e fu un matrimonio riuscito, che Dio benedisse con dieci bambini, e Darwin li sfamò tutti, senza rinunciare mai alle sue ricerche.

L’elenco dei pro e contro di una questione ci informa poco del carattere di una persona, perché, se ha delle inclinazioni, le mescola nell’elenco con altre considerazioni dettate dal buon senso. Chi decide la questione applicando un singolo criterio si rivela molto di più. Pensate a un amico che vi dice, magari dopo aver bevuto, in un regime di in vino veritas, “l’ho sposata perché era bella”, intendendo che altrimenti avrebbe preferito restare scapolo. Con questa piccola frase, l’amico vi sta informando di svariati fatti. Innanzi tutto, che sua moglie gli piace molto fisicamente, cosa che non sapremo mai di Charles Darwin. Inoltre, che attribuisce grande peso alla dimensione edonistica della vita, e meno poniamo alla spesa per i libri. Infine, che non dà troppa importanza al buon senso: è un tipo coraggioso, volitivo, pronto a seguire le sue passioni.

Dichiarare un criterio singolo dimostra una certa personalità. Donald Trump ha il criterio singolo dell’America First, e in tutte le materie si concentra su un solo lato della questione, e il risultato è che metà del suo paese l’ha votato e l’altra metà non fa altro che parlare di lui.

Però il criterio singolo è pericoloso, perché è come guidare l’automobile guardando solo il contachilometri, o lo specchietto retrovisore, o il navigatore, e non la strada che si para davanti. Chi sposa una donna solo perché è bella, o uomo solo perché è bello, che è un caso altrettanto comune, si affida alla fortuna e rischia di trovarsi un giorno in una situazione familiare disgraziata. Gli antichi romani ritenevano che una moglie dovesse essere sana, robusta ma non troppo bella, perché una moglie ambita giudica il marito fortunato per il solo fatto di averla. Perciò non sente l’obbligo di servirlo e mantenere la casa. E non parliamo dei seduttori che l’assediano, portando fastidio o disonore al marito.

Oggi il mondo è cambiato, e i rapporti fra donne e uomini sono fortunatamente diversi, però resta che il criterio singolo della bellezza dice molto della personalità del marito, ma poco della personalità della moglie, e quindi poco anche di quanto il marito potrà godersi la dimensione edonistica della vita cui tiene tanto.

In generale, il criterio singolo ci informa molto sul decisore e poco sulla materia da decidere. Il buon senso è l’opposto, anonimo sul decisore e dettagliato sulla materia. Dato che il buon senso nasconde il carattere di una persona ci obbliga inoltre a valutarla per le sue opere. Così ignoriamo le inclinazioni di Darwin, ma sappiamo che ebbe un buon matrimonio, studiò molto gli animali e concepì una teoria scientifica rivoluzionaria che cambiò il posto che gli esseri umani occupano nel mondo.

Fonti. Le pagine del diario di DarwinGli antichi romani sul matrimonio (o meglio un loro personificatore moderno, che attinge senz’altro a riferimenti classici, e se qualcuno conosce le fonti e i passaggi precisi lo prego gentilmente di farmeli sapere).