Perché Bersani e D’Alema lasciano il PD

Sentiamo un’avversione naturale per coloro che ci criticano, ci rigettano, ci bocciano, o ci feriscono in altro modo nell’amor proprio. Detestiamo vederli dal momento esatto che lo fanno e, se per caso li amiamo, diventa decisamente un amore infelice. La ferita che subiamo si fissa alla loro persona, meccanicamente, anche se per caso sono i meri ambasciatori di verdetti altrui. Perciò si dice “ambasciator non porta pena”, per frenare se possibile la tendenza immediata ad odiarlo. Sembra che la critica fra i coniugi sia il precursore più probabile del divorzio, per via dell’avversione reciproca che genera. Personalmente sono della scuola di Prezzolini, che diceva “ho tanti rimproveri da farmi, e me li faccio da solo”, e mi sono sempre guardato dal frequentare chi tradisce il cenno più vago di volermi muovere delle critiche.

Pensavo tutto questo vedendo Bersani e D’Alema che abbandonano il PD, perché secondo me hanno dentro la ferita di quando Renzi proclamava che voleva “rottamarli”, che magari era una critica politica, ma psicologicamente dobbiamo pensare a cosa proveremmo a sentirci dire, più volte, e in pubblico, che siamo rottami da buttare via. È chiaro che in quei tempi Bersani e D’Alema svilupparono un’avversione. Sono rimasti nel partito per anni digrignando i denti ma ora la Corte Costituzionale ha cambiato la legge elettorale, aprendo uno spazio ai partitini. Bersani e D’Alema hanno finalmente potuto allontanarsi. Saranno raggianti.

Con ciò non intendo dire che Renzi abbia fatto un errore. Se davvero voleva rottamarli, ora sta portando a termine le sue intenzioni. Ma se invece teniamo a qualcuno dobbiamo ricordarci di non criticarlo mai, o di farlo con tutte le tenerezze, perché se no fisicamente o mentalmente se ne andrà da noi.

Poi bisognerebbe chiedersi se è normale che un partito segua le leggi psicologiche dei matrimoni. Può essere che sia per via della fine delle ideologie, perché una volta i militanti nei partiti volevano realizzare cose più grandi di loro, il comunismo, il progresso umano, il volere di Dio, mentre ora stanno nei partiti per realizzarsi come persone, per seguire una passione, come un altro poniamo si da alla cucina o alla barca a vela, e allora se si sentono infelici tutto è perduto.

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