Scusami

di Douglas Coupland

Domanda: come fai a sapere che hai avuto a cena un fallito?

Risposta: non mi ha mandato una nota di ringraziamento.

Ed è proprio vero. Ho visto gente andare e venire per vent’anni, e quelli che avanzano e si fanno strada nel mondo sono sempre gli ospiti che mandano note di ringraziamento. C’è un rapporto di causa ed effetto? Probabile. La gente che spende quel poco di tempo in più per apprezzare qualcosa che hai fatto per loro è la gente che sa che nessuno ha successo da solo. E per di più sono invitati ancora.

Qualche volta la gente spedisce un grazie per email dal taxi, quando non ha ancora percorso più di mezzo isolato. Costituisce il punto più basso ammissibile della ringraziosità ma comunque vale, e la gente ci fa caso. Ho una lista mentale nella mia testa di chi non mi ha mandato una nota di ringraziamento per qualcosa. Non sto sveglio di notte ad augurare il male a questa gente — ma influenza come mi rapporto con loro in seguito.

*     *     *

Un decennio fa ricevetti una lettera dalla dogana canadese che mi informava che qualcuno mi aveva spedito una bottiglia di vino. Telefonai loro e dissi: “Ottimo! Mandatemela”.

“Non possiamo farlo, signor Coupland. Ci sono tre dollari di dazio”.

“Oh. Beh, ecco il numero della mia Visa…”

“Non possiamo farlo, signore”.

“Beh, cosa possiamo fare?”.

“Deve venire personalmente a pagare la somma e riempire i moduli —” (moduli?) “e dopo possiamo darle la bottiglia”.

“Siete in centro?”.

“No. Siamo al confine.” (90 minuti in auto).

“Può dirmi almeno chi l’ha spedita?”.

“No, signore. Non siamo autorizzati a farlo”.

“Bene allora”. Sì, questo è il Canada del ventunesimo secolo.

Non ritirai mai la bottiglia e così passai l’anno successivo a camminare sulle uova, sapendo che c’era qualcuno là fuori che mi odiava per non avergli mandato una nota di ringraziamento e, come previsto, un anno più tardi a una cena in California la padrona di casa disse: “Immagino che la bottiglia di vino che ti ho spedito non ti sia piaciuta”.

“Sei stata tu! Oh, grazie a Dio finalmente so chi l’ha spedita”.

E così le raccontai la storia, e suppongo ci sia ancora una bottiglia di rosso incredibilmente buona che sta invecchiando in un armadietto della dogana a Peace Arch, British Columbia.

*     *     *

Una volta fui invitato a cena da amici di amici a Melbourne. Fu una grande serata e spedii loro (biglietto + busta + francobollo) una nota di ringraziamento e un collage fatto con un cumulo di carta straccia che avevamo esaminato dopo cena. Dieci giorni dopo ricevetti un’email stizzita che diceva: “Immagino che nel tuo paese non insegnino le buone maniere. Abbiamo davvero lavorato duro su quella cena. Non potevi proprio trovare il tempo per ringraziarci, vero?”. Risposi: “Ehm, se aspettate soltanto un altro giorno o due, sospetto che riceverete nella posta una nota molto carina”.

Due giorni dopo mi giunse una concisa email: “Beh, è arrivata. Grazie. Arrivederci”. Niente contraria di più la gente dell’essersi dimostrata poco sportiva.

*     *     *

Una cosa simile accadde una volta con un manoscritto. Un amico aveva scritto un romanzo e me l’aveva spedito da leggere. Arrivò per mezzo di un servizio di stampa-e-consegna di un corriere internazionale, e misi il manoscritto accanto al letto e lo iniziai quella sera. Ma fin dalla prima pagina qualcosa non funzionava: il mio amico aveva deciso di alternare ogni riga con un’altra di dimensione doppia, e poi la restringeva tre righe dopo, e … Era assolutamente illeggibile, così feci la sola cosa che si potesse fare, che era scrivergli nel modo più delicato possibile: “È bello che tenti di essere sperimentale ma è che dubito che l’effetto che stai cercando aiuti la narrazione e, mi spiace, sono riuscito a proseguire solo per poche pagine”. Segue risposta: “Beh, immagino che è che non vuoi che la gente apra le ali e voli”. E così via. Beh, fine di un’amicizia.

E poi un visitatore nel mio ufficio vide il manoscritto e disse: “Il reparto stampa del corriere ha fatto un pasticcio. Tutti questi caratteri strani? Sono un errore di produzione”.

“Cosa?”. Guardai e feci due più due. Aveva ragione! Fiuu…

Così scannerizzai qualche pagina e la mandai al mio amico scrittore dicendo: “Mistero risolto! La stampa dal computer ha fatto un casino!”. Sfortunatamente il mio amico aveva speso così tanto tempo a odiarmi che quando venne l’ora di smetterla trovò la cosa quasi impossibile. La morale? A volte non c’è modo di uscirne.

*     *     *

Qualche mese fa un amico organizzò una grande cena. Un mese dopo ricevetti (sì) una brusca e concisa email che suggeriva che era terribile da parte mia non averla apprezzata. Così scorsi la cartella delle bozze di Gmail e, come previsto, trovai una nota di ringraziamento completata per due terzi che stavo scrivendo quando suonò il campanello o successe qualcosa e non la completai. Mi profusi in scuse ma il danno era fatto. Incocciai nel mio amico qualche settimana dopo e ricevetti un saluto alticcio e stranamente arrabbiato. Wow! La gente riesce proprio a sorprenderti sempre, andiamo, è stato un errore! Questo non risolve. Le note di ringraziamento devono essere scritte e devono essere spedite, e devono raggiungere i loro destinatari. Ma ricordate: colui o colei che scrive presto, scrive due volte. E ricordate anche questo: la gente può essere davvero stronza.

Articolo originale (Financial Times). Douglas Coupland è uno scrittore e un artista di Vancouver. È conosciuto soprattutto per il romanzo Generazione X. Attualmente ha la fortuna di essere “artista residente” all’Istituto Culturale Google di Parigi.

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